Casa ADA
“La seconda vita delle cose”: dove il nuovo nasce dal passato.
Questo progetto non nasce dalla volontà di cancellare il passato, ma, al contrario, dal desiderio di conservarlo. La ristrutturazione di questo piccolo appartamento è stata condotta attraverso un principio tanto semplice quanto radicale: utilizzare ciò che già c'era, trasformandolo con cura.
Mobili appartenuti al proprietario, oggetti raccolti nel tempo, pezzi acquistati nei mercatini dell'usato sono stati recuperati, ridipinti, modificati e ricollocati. Non un esercizio di nostalgia, ma un vero e proprio lavoro di reinterpretazione, nel quale ogni elemento conserva qualcosa della propria storia pur assumendo una nuova funzione.
Anche i pavimenti esistenti sono stati mantenuti: anziché sostituirli, sono stati trattati con una specifica vernice a base epossidica, capace di rinnovarne completamente l'aspetto. Una scelta emblematica dell'intervento, dove il risparmio di materia coincide con una maggiore attenzione al dettaglio.
La cucina racconta forse meglio di ogni altro ambiente questa filosofia. Era la cucina della nonna e, proprio per questo, non poteva essere semplicemente sostituita. È stata ridimensionata, modificata nelle proporzioni e reinterpretata cromaticamente, fino a diventare parte integrante del nuovo progetto. Anche la sua configurazione è stata ripensata: un rialzo superiore consente di nascondere completamente la caldaia, trasformando un elemento tecnico inevitabile in qualcosa di invisibile.
Il risultato è una casa che sembra composta da oggetti appartenuti da sempre a quel luogo, pur essendo il frutto di un progetto molto preciso. Nulla è casuale, ma nulla appare ostentatamente progettato. È questa forse la sua qualità più contemporanea.
Una casa costruita per sottrazione, ma non per rinuncia.
Si è rinunciato al nuovo quando il vecchio poteva essere recuperato; alla sostituzione quando era possibile trasformare; all'omologazione in favore di oggetti dotati di una storia.
Il progetto diventa così una sorta di architettura affettiva: non conserva gli oggetti semplicemente perché appartengono al passato, ma perché il loro valore risiede nelle relazioni, nei ricordi e nell'uso che hanno accumulato nel tempo. La ristrutturazione non cancella queste tracce: le rende nuovamente presenti.
E proprio qui sta il carattere dell'appartamento: un piccolo spazio nel quale l'economia dei mezzi non è un limite, ma una precisa dichiarazione di stile. Una casa fatta di recuperi, modifiche e dettagli, dove il lusso non coincide con ciò che è nuovo, ma con la possibilità di abitare circondati da cose che hanno ancora qualcosa da raccontare.
La palette cromatica alterna bianchi caldi, verdi salvia, azzurri polverosi e tonalità terracotta, creando un'atmosfera morbida e luminosa. Le travi lignee del soffitto, lasciate a vista, dialogano con le superfici dipinte e con gli arredi recuperati, mentre tessili naturali, ceramiche, stampe e piccoli oggetti costruiscono una dimensione domestica stratificata.
L'ispirazione guarda alla Provenza, ma senza riprodurne letteralmente i codici: è una Provenza più asciutta e contemporanea, contaminata da suggestioni mediterranee e da un gusto rétro. Il colore diventa uno strumento architettonico, capace di distinguere e mettere in relazione gli ambienti; gli arredi vintage perdono la loro identità originaria per entrare in un nuovo insieme.
Nel soggiorno, la grande libreria bianca accoglie libri e ceramiche come una sorta di quinta domestica. In camera da letto, la testiera imbottita color terracotta introduce una nota più calda, mentre l'illuminazione indiretta sottolinea la geometria irregolare del soffitto ligneo. Nel bagno, il rivestimento azzurro-verde avvolge pareti e pavimento e porta la stessa ricerca cromatica anche negli ambienti di servizio.